IL TUO DIPENDENTE SI AMMALA IN TRASFERTA?

By | 14 Gennaio 2019

Ecco che cosa succede!

Hai mandato un tuo dipendente in trasferta a compiere una missione di lavoro… e il suddetto dipendente ha pensato bene di ammalarsi.

Cosa si fa in questi casi?

Il tuo dipendente non può starsene a casa e farsi fare un certificato dal proprio medico, quindi che si fa?

Deve essere messo in quarantena e rimpatriato con un trasporto speciale?

Andiamo con ordine e sveliamo tutti i retroscena di questa eventualità.

Ovviamente il lavoratore avrà diritto alla tutela INPS e su questo non ci piove.

Ma per ogni cosa (anche per morire, tra poco) ci vuole una procedura ben precisa, perciò: quali passaggi bisogna fare per ricevere l’indennità di malattia?

Per prima cosa, ci vorrà sempre un certificato medico (che ovviamente verrà rilasciato in base alle regole del Paese in cui ci si trova) e dovrà avere tutti i dati previsti dalle norme italiane, cioè:

  • intestazione;
  • dati anagrafici;
  • prognosi;
  • diagnosi di incapacità al lavoro;
  • indirizzo di reperibilità;
  • data;
  • timbro e firma del medico.

E lo sapevi che anche in trasferta valgono le fasce di reperibilità?

Ebbene sì, valgono anche quelle, che tu sia un lavoratore italiano in Argentina, in Giappone o a Timbuctù.

E la procedura? Come funziona?

Se il Paese di trasferta fa parte dell’UE, allora bisogna semplicemente seguire il Regolamento 883 del 2004 e il Regolamento di applicazione 987 del 2009.

In poche e brevi parole: il dipendente si rivolge al medico nel primo giorno di malattia ed entro i primi due giorni spedisce il certificato all’INPS (nella sede del luogo di residenza) e poi al datore di lavoro (senza diagnosi).

Fino a qui tutto chiaro, giusto?

E se il lavoratore è in un Paese al di fuori dell’UE?

Be’, il certificato dovrà sempre farselo fare e spedirlo come scritto sopra, ma a questo punto bisogna vedere quali accordi ha quel particolare Paese con l’Italia.

Se il Paese ha convenzioni di sicurezza sociale con il nostro, allora il certificato è valido e stop.

Se, invece, non ce le ha, bisogna procedere alla LEGALIZZAZIONE del certificato medico per l’Italia.

E come accidenti si fa a farlo legalizzare?

Molto semplicemente, bisogna portare il certificato originale al consolato o alla rappresentanza diplomatica italiana, dove un incaricato lo renderà legale con un timbro o qualcosa di simile e lo spedirà all’INPS e al datore di lavoro.

Un sacco di giri, per un maledetto certificato, insomma.

Se ti può consolare, sappi che i Paesi aderenti alla Convenzione dell’Aja godono di una procedura semplificata che ti dispensa dal giro al consolato.

Ci sono molte altre sfaccettature riguardanti la malattia e le trasferte: è praticamente un mondo da scoprire e ci vorrebbe un manuale di qualche centinaio di pagine solo per questo.

Sapevi di tutte queste cose da fare in caso il tuo dipendente si prenda un accidente mentre è in trasferta?

Come avresti agito, in caso si fosse presentata questa eventualità?

Come sempre, sono cose che potrebbero non accadere mai, ma quando accadono uno si mette le mani sulla testa e dice: <<E mò che si fa?>>

Ecco perché La Voce dell’Imprenditore è uno strumento essenziale per tutti i datori di lavoro: curiamo temi, curiosità e sfaccettature del mondo dipendente che spesso non vengono curate dagli altri consulenti del lavoro perché tanto: “Vuoi che il mio cliente sia così iellato da trovarsi proprio in questa situazione?”

Be’, bisogna essere sempre pronti per ogni evenienza e noi di Studio Freccia lo sappiamo, come lo sanno gli Imprenditori e Titolare d’Azienda a cui ci rivolgiamo.

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