Conosci il welfare aziendale?

Scopri come adattarlo alla tua azienda - parte 4

Venerdì 30 aprile 2021

Eccoci giunti al quarto appuntamento del mese con gli articoli del blog dedicati al Welfare aziendale.

Dopo aver visto di cosa si tratta, quali aree investe e quali sono i suoi vantaggi per i piccoli imprenditori e per i dipendenti, oggi ci occuperemo del finanziamento di un piano di questo tipo.

Già, perché in molti mi avete chiesto come si fa a trovare i soldi per mettere in atto delle strategie così ramificate.

Ne parlo in questo articolo.

Due modalità principali: conversione del premio di risultato o erogazioni aziendali

Diciamo subito che i metodi, le modalità per finanziare un piano di welfare aziendale sono sostanzialmente due: la conversione del premio di risultato oppure le erogazioni aziendali.

Vediamo di cosa si tratta nello specifico.

Come avvalersi della conversione dei premi di risultato

Chi gestisce una piccola (o media, o grande) impresa sa bene come ai dipendenti spetti, ad un certo livello di carriera, un premio economico.

Quest’ultimo lo si può concretizzare in un bonus in denaro sullo stipendio, o in un assegno una tantum, oppure nel cosiddetto superminimo.

Con la conversione dei premi di risultato questi “premi” non vengono più elargiti in termini economici al dipendente, ma vengono convertiti in servizi per il welfare dello stesso valore.

Per far comprendere meglio questo meccanismo prendiamo il caso del superminimo.

Sappiamo che stiamo parlando di una somma in più rispetto allo stipendio concordato in sede di contratto, una somma che viene assegnata al dipendente (o anche a tutti i dipendenti) in merito a certe capacità o a lavori ben eseguiti.

Avvalendosi della conversione del premio di risultato il superminimo viene inglobato e riconvertito in servizi di welfare aziendale.

Ciò significa che sarà lo stesso lavoratore ad avvalersene, usufruendo di benefit e agevolazioni che non saranno assolutamente tassati in alcun modo (mentre i premi di risultato vengono tassati al 9,19% dell’importo).

Interessante è poi il fatto che il concetto di welfare aziendale comincia ad essere ben compreso da alcuni settori, come quello degli orafi, o dei metalmeccanici, che includono addirittura all’interno del contratto nazionale questo tipo di servizi privi di tassazione.

Quando la riconversione del premio di risultato non può avvenire

La conversione dei premi di risultato, tuttavia, non sempre è possibile.

Ci sono infatti dei casi in cui non si potrà usufruire di tale vantaggio.

Ciò avviene quando ad esempio il reddito annuo del dipendente supera gli 80 mila euro lordi.

Il premio inoltre non dovrà superare i 3 mila euro (o 4 mila, in certi casi specifici) di valore.

Come funzionano le erogazioni aziendali

La riconversione dei premi di risultato è la modalità più scelta dalle imprese italiane che si avvalgono dei servizi di welfare aziendale.

Vi è poi una seconda modalità di azione per finanziare un piano del genere, ed è quella delle erogazioni aziendali.

Si tratta, in poche parole, di una specie di “fondo cassa”, istituito dall’azienda stessa come integrazione delle retribuzioni dei lavoratori in termini di servizi di welfare.

È anche nota come “erogazione liberale del datore di lavoro”, in quanto è un’azione non vincolata ai contratti nazionali e ai sindacati.

Ciò comporta però uno svantaggio: l’impossibilità di usufruire delle agevolazioni fiscali dovute proprio a chi applica un piano di welfare aziendale!

Come fare, allora?

Una soluzione potrebbe essere quella di stendere un regolamento scritto in cui si citino dei premi regolamentati.

In pratica: ad una tale azione corrisponde un tale premio. In questo caso si trasformerà il tutto nei cosiddetti “importi on top”, completamente detassabili dal fisco.

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Questo era l’ultimo articolo dedicato all’argomento “Welfare aziendale”.

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