Covid-19 in azienda - parte 2

Come deve comportarsi il datore di lavoro?

Venerdì 19 marzo 2021

Continuiamo la nostra trattazione dei vari aspetti che interessano l’argomento Covid 19 e lavoro.

Dopo aver approfondito le risposte del Garante della Privacy alle più urgenti domande dei datori di lavoro (trovi l’articolo qui), questa settimana ci occupiamo di sorveglianza e licenziamento, sempre relativamente al Coronavirus, patologia che ormai da un anno sta portando scompiglio in tutto il tessuto produttivo italiano e non solo.

In particolare alcuni di voi ci hanno chiesto se, in qualità di imprenditori, possono sorvegliare uno o più dipendenti se sospettano delle mancanze, e se si può arrivare al licenziamento se per troppa prudenza il dipendente decide di restare a casa anche se non è effettivamente ammalato di Covid 19.

Ecco qualche risposta utile.

Sorvegliare il dipendente è giusto se danneggia l'azienda o ha delle gravi mancanze

Chi segue questo blog con attenzione si ricorderà degli articoli che abbiamo dedicato all’argomento sorveglianza dei dipendenti.

Già in quel caso si capì che un datore di lavoro è pienamente legittimato alla sorveglianza del dipendente se quest’ultimo può arrecare un danno all’azienda o se si comporta con gravi mancanze verso la mansione che dovrebbe svolgere.

Una recente sentenza dell’ottobre scorso emessa dalla Corte di Cassazione Civile, Sezione Lavoro (n. 21888 del 9 ottobre 2020) ha, a questo proposito stabilito che un datore di lavoro può ricorrere ad un’agenzia investigativa per sorvegliare un proprio dipendente, se lo scopo è quello della tutela aziendale e la vigilanza dell’attività lavorativa.

Ciò senza andare a ledere gli articoli 2 e 3 della Legge 300 del 1970, i quali sottolineano la protezione della libertà e la dignità dei lavoratori va sempre protetta, secondo i princìpi della nostra Costituzione.

Le mancanze del dipendente, nello specifico, possono essere accertate anche “di nascosto”, occultamente, seguendo il Codice Civile agli articoli 2086 e 2104, non venendo meno alle regole basilari della correttezza.

Possibilità di licenziare il dipendente che non si presenta al lavoro per troppa prudenza

Una volta che il datore di lavoro ha la certezza (acquisita attraverso tecniche di sorveglianza o meno) che il dipendente stia causando un danno all’azienda anche attraverso la sua assenza, in quanto non motivata, può licenziare il lavoratore.

Prima di arrivare a questo, però, si può ricorrere a sanzioni disciplinari o a negazione della retribuzione.

Il sospetto di essere ammalato di Covid, se non assicurato da valide prove ed indagini mediche, non ha infatti alcuna ragione di esistere.

Ma attenzione! Ciò è vero fino a quando il dipendente mostri di avere ottima salute.

Nel caso invece di patologie pregresse e un sistema immunitario debilitato, se c’è la richiesta o la raccomandazione del medico curante di non recarsi al lavoro, il datore di lavoro non potrà applicare alcuna sanzione né tantomeno licenziare il dipendente.

È necessario, ad ogni modo, che vengano presentati certificati ed un’accurata documentazione medica i quali attestino i rischi per la vita del dipendente nel continuare a recarsi sul posto di lavoro.

In caso contrario, l’imprenditore può procedere per vie legali.

Tutto ciò, va detto, è indipendente dal diritto del datore di lavoro di sospendere l’attività lavorativa se sospetta che il contagio stia dilagando e, al fine di contenerlo, tenere i dipendenti a casa attraverso l’applicazione dello smart working.

In questo caso infatti, è lo stesso imprenditore che raccomanda ai dipendenti di restare a casa.

È tutto per oggi.

La prossima settimana vedremo come comportarsi sul posto di lavoro quando sia l’imprenditore che un collega scoprono che un dipendente si è ammalato di Covid.

Capiremo quali sono le precauzioni da prendere secondo la Giurisprudenza.

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