Covid-19 in azienda - parte 4

Come deve comportarsi il datore di lavoro?

Venerdì 2 aprile 2021

Torniamo a parlare di un argomento molto sentito da voi lettori, soprattutto dai piccoli imprenditori che da un anno a questa parte si trovano ad avere a che fare con queste nuove dinamiche legate al Covid 19, il Coronavirus responsabile di una pandemia mondiale che ha colpito anche molti lavoratori.

A questo proposito, e in particolare sul rapporto tra Covid e infortunio sul lavoro, già l’Inail si è espressa con diverse circolari, di cui abbiamo dato conto puntualmente sul nostro blog.

A distanza di alcuni mesi qual è la situazione attuale?

Vediamolo insieme!

Responsabile solo il datore di lavoro che non abbia rispettato le norme

Come già a suo tempo ho scritto qui sul blog, la Circolare n.22 emessa dall’Inail stabiliva come la responsabilità civile e penale del datore di lavoro riguardo ad infortuni da Covid 19 fosse molto limitata.

Uno stralcio molto significativo indica infatti che: “il riconoscimento dell’origine professionale del contagio si fonda in conclusione, su un giudizio di ragionevole probabilità ed è totalmente avulso da ogni valutazione in ordine alla imputabilità di eventuali comportamenti omissivi in capo al datore di lavoro che possano essere stati causa del contagio”.

In pratica, dice l’Inail, le possibilità di contagiarsi sono talmente varie e differenti che una responsabilità sicura al datore di lavoro non può essere attribuita.

Tuttavia il datore di lavoro che non rispetta le norme sulla sicurezza per i luoghi di lavoro e non tutela questi ultimi in maniera corretta viene ritenuto responsabile.

Tale responsabilità va comunque provata molto accuratamente, con prove dell’eventuale dolo o colpa.

Questo sia in sede penale che in sede civile.

Il dipendente rifiuta il vaccino: di chi è la responsabilità se si ammala?

Veniamo ora ad un quesito che parecchi datori di lavoro pongono, e che si è mostrato attuale solo in questi ultimi mesi, quando è cominciata la campagna vaccinale contro il Covid anche qui in Italia.

In poche parole molti imprenditori si sono chiesti:

“Se il  mio dipendente rifiuta di fare il vaccino per motivazioni personali, in caso si ammali questo viene considerato infortunio sul lavoro di cui IO sono responsabile?”.

Ecco cosa risponde l’Inail nell’Istruzione operativa pubblicata lo scorso 1 marzo 2021:

“[…] Il rifiuto di vaccinarsi non può configurarsi come assunzione di un rischio elettivo, in quanto il rischio di contagio non è certamente voluto dal lavoratore”.

Questa affermazione viene motivata con il fatto che: “configurandosi come esercizio della libertà di scelta del singolo individuo rispetto ad un trattamento sanitario, ancorché fortemente raccomandato dalle autorità, non può costituire un’ulteriore condizione a cui subordinare la tutela assicurativa dell’infortunato”.

Il datore di lavoro non ha alcuna responsabilità se si dimostra la colpa del dipendente

Attenzione però: se è vero che il lavoratore ha diritto all’infortunio se contagiato da Covid pur rifiutando scientemente il vaccino, la tutela infortunistica gli verrà concessa solo in parte se egli si rifiuta di seguire le regole per la prevenzione del contagio.

E, fatto da sottolineare, dice l’Inail nella citata Istruzione: “può invece ridurre oppure escludere la responsabilità del datore di lavoro, facendo venir meno il diritto dell’infortunato al risarcimento del danno nei suoi confronti, così come il diritto dell’INAIL ad esercitare il regresso nei confronti sempre del datore di lavoro”.

In altre parole: il dipendente che rifiuta di vaccinarsi e di adottare le misure di protezione contro il virus può anche ottenere un indennizzo parziale dall’assicurazione, ma il responsabile del contagio non sarà certo il datore di lavoro, in special modo se è stato sempre scrupoloso nell’adozione delle norme previste per la sicurezza.

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