IL LATO OSCURO DEL PERIODO DI PROVA

By | 11 Febbraio 2019

Non sempre è tuo alleato

Quante volte ti sei apprestato ad assumere un nuovo dipendente?

Quante volte hai calcolato i costi ed i benefici di un’eventuale nuova assunzione?

Quante volte ti sei ritrovato combattuto sulle modalità di assunzione?

Stagista.

Apprendista.

Tempo determinato.

Tempo indeterminato.

Qualsiasi opzione sceglierai, sai che dalla tua parte avrai il famoso… PERIODO DI PROVA.

Sì, un periodo di mezzo, durante il quale il dipendente è effettivamente alle tue dipendenze, ma, in caso succeda qualsiasi cosa, puoi decidere di lasciarlo a casa senza troppe spiegazioni.

E questo è ciò che ti solleva non poco, visto che non conosci ancora bene il potenziale di questa nuova risorsa che hai fatto entrare tra le fila della tua Azienda.

Sarà uno bravo?

Sarà un incapace?

Il periodo di prova lo rivelerà sicuramente.

C’è un piccolo neo, però, una cosa a cui quasi nessun Imprenditore pensa.

È vero, il periodo di prova ti serve per capire le potenzialità di un dipendente e decidere se tenerlo o lasciarlo a casa.

Ma ci sono molti Imprenditori che, a volte, confidano un po’ troppo in questo apparente alleato.

<<Voglio che il periodo di prova duri il più possibile, in modo che il dipendente non si adagi e capisca come funziona qui>>

Sì, il dipendente, se effettivamente vuole tenersi il lavoro, darà il massimo durante il periodo di prova; se invece (e di questo stanne certo, caro Imprenditore!) vorrà adagiarsi e battere la fiacca, ci riuscirà lo stesso.

Hai un periodo di prova di tre mesi? Ok, dopo tre mesi si adagerà.

Hai un periodo di prova di sei mesi? La storia non cambia: dopo sei mesi vedrai il calo delle sue prestazioni lavorative.

Non è il periodo di prova a determinare la professionalità di un dipendente.

È l’attitudine del dipendente stesso (se uno non ha voglia di fare, non farà niente) e la capacità del Datore di Lavoro di mettere in riga i propri sottoposti.

Lo stesso discorso si può fare per lo storico dilemma: tempo determinato o indeterminato?

<<Voglio che sia messo a tempo determinato, così non si adagia sapendo di avere il posto fisso e galoppa di più>>

Sappi questo: se hai assoldato, tra le tue fila, un dipendente che, di natura, ha poca voglia di fare, non puoi scappare, a prescindere da quanto determinato o indeterminato sia il tempo.

Lo assumi a tempo determinato per sei mesi e poi lo metti a indeterminato? Al settimo mese comincerà ad adagiarsi.

Lo assumi a tempo determinato, addirittura, per un anno per poi dargli il posto fisso? Allo scoccare del tredicesimo mese comincerà a rendere meno.

O, ancora di più, lo assumi a tempo determinato per un anno, lo proroghi per un altro anno e poi lo metti a tempo indeterminato? Dopo due anni, senza timore di sbagliare, saprai che la voglia di fare bene lo abbandonerà piano piano.

Non dipende dal periodo di prova, non dipende dal posto fisso o precario.

E i veri Imprenditori lo sanno.

Il vero Imprenditore non cerca con ansia di avere il periodo di prova più lungo, anzi!

Che assuma a tempo determinato o indeterminato, che abbia o meno il periodo di prova nel suo arsenale, lui sa molto bene come capire le vere attitudini del suo nuovo dipendente.

Un vero Imprenditore non avrebbe nemmeno bisogno dei tempi determinati o delle proroghe: gli basta un contratto a tempo indeterminato con un breve periodo di prova per capire e mettere in riga chi di dovere.

Un’Azienda di successo si riconosce da questo e da altri piccoli dettagli che possono sembrare secondari, ma in realtà contraddistinguono chi va avanti da chi si ferma.

Un altro dettaglio che denota un’Azienda integra guidata da un Imprenditore di successo?

Il regolamento aziendale.

Ma questo è il tema di cui parleremo nel prossimo numero de “Il Capo Sono Io”, dedicandogli ampio spazio per analizzarne tutti benefici e i vantaggi.

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