Molto francamente, la passione non paga le fatture. La competenza sì.
Immagina di essere a un colloquio.
Di fronte a te c’è un candidato con gli occhi che brillano. Ti parla per un’ora dei suoi “sogni”, del suo “amore” per il tuo settore, di come la tua “missione” sia sempre stata la sua.
Non ha grandi esperienze, ma la sua passione ti sembra contagiosa. Sei quasi ipnotizzato dal suo entusiasmo.
E così lo assumi. Sei convinto di aver trovato un futuro campione.
Passano due mesi. E i risultati sono inesistenti.
È bravissimo a parlare del lavoro. È sempre il primo a proporre “grandi idee” nelle riunioni. È informatissimo sulle ultime tendenze di mercato. Ma quando si tratta di fare il lavoro sporco, noioso, ripetitivo — quello che produce davvero valore — è un disastro. È sempre distratto, impreciso, alla ricerca costante di nuovi stimoli.
La sua non è passione per il lavoro. È passione per l’idea romantica del lavoro. In quel momento, ti rendi conto che stai pagando lo stipendio a un fan del tuo settore, non a un professionista. E capisci che la passione, senza il cemento armato della disciplina, è solo un hobby rumoroso. È fumo.
Ci hanno venduto il mito del “lavoro che ami”.
E così, negli annunci di lavoro, abbiamo iniziato a cercare “persone appassionate”.
È una trappola mortale.
La passione è un’emozione. E le emozioni sono volatili. Vanno e vengono.
Nessuno è “appassionato” quando deve fare la centesima telefonata a freddo o quando deve correggere le bozze di un report per la quinta volta. Lì non serve la passione. Serve una virtù molto meno affascinante, ma infinitamente più preziosa: la disciplina.
Un comandante non costruisce il suo plotone con sognatori entusiasti.
Lo costruisce con soldati disciplinati, che si presentano sul campo di battaglia ogni giorno, soprattutto nei giorni in cui non ne hanno voglia.
Che eseguono l’ordine, anche se è noioso.
Che sono affidabili sotto il fuoco nemico.
Sei sdraiato su un tavolo operatorio, pronto per un intervento al cuore. Hai due opzioni per chi ti opererà.
Chirurgo A: un giovane specializzando “appassionato di anatomia”. Ama l’idea della chirurgia, ha visto tutte le serie TV mediche, ma è solo alla sua terza operazione. Le sue mani tremano un po’ per l’emozione.
Chirurgo B: un primario di 50 anni, forse un po’ cinico e annoiato. Ha eseguito quella stessa, identica operazione 5.000 volte. Per lui è quasi una routine. La sua mano è ferma come il marmo. La sua concentrazione è glaciale.
Chi scegli? Scegli l’entusiasmo o la competenza provata? Ecco. La tua azienda è quel tavolo operatorio.
Smettila di chiedere ai candidati: “Sei appassionato?”.
Inizia a chiedere loro: “Mostrami le prove della tua disciplina”.
La passione è fumo. La disciplina è l’arrosto.
La competenza è il piatto d’argento su cui viene servita. Un comandante affamato di risultati sa esattamente cosa cercare.
Hai appena smesso di scrivere un annuncio di lavoro. Hai iniziato a costruire un filtro.
In posizione! 🌿🤚🌿
P.S.: Come sempre, la Lettera del Caesar della prossima settimana contiene un vantaggio competitivo.
O lo prendi tu, o lo regali al tuo concorrente.
A te la scelta. 😏
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