Covid-19 in azienda - parte 3

Come deve comportarsi il datore di lavoro?

Venerdì 25 marzo 2021

Continuiamo il nostro excursus nell’universo Covid 19 relativamente al mondo del lavoro, e in particolare lo facciamo per rispondere ai tanti dubbi dei titolari d’azienda sulle varie casistiche che si possono venire a creare al riguardo.

Dopo aver affrontato argomenti strettamente legati alle procedure operative, e analizzato ogni singola opzione, vediamo cosa accade se qualcuno in ufficio è risultato positivo al virus.

I provvedimenti urgenti da assumere secondo protocollo governativo

Nello specifico, ci è arrivata questa e-mail, in cui un imprenditore, proprietario di una piccola impresa con dieci dipendenti, ci chiede consiglio su come procedere relativamente a due quesiti:

“Buongiorno Raffaele,

ti scrivo per sottoporti un dubbio su come dovrei comportarmi.

Un mio dipendente era in attesa dell’esito del tampone di sua moglie, ed è venuto in ufficio. Successivamente l’esito del tampone è risultato positivo. A quel punto ho provveduto con conseguente isolamento domiciliare del nucleo familiare e attivazione dello smart working per tutti gli altri dipendenti. Ho agito per il meglio?

E se qualche altro dipendente si infetta io come datore di lavoro ho responsabilità penali? Quali sono i comportamenti che dovrei assumere in questo eventuale caso?

Grazie.

Andrea F.”

La risposta che possiamo senz’altro dare al nostro amico Andrea in merito al primo quesito che pone è quella che lo tranquillizza, dicendogli che ha agito per il meglio facendo scattare immediatamente un provvedimento di smartworking (cioè il lavoro da casa) per tutti i dipendenti.

Ricordiamo però, in aggiunta a ciò, che un recente Decreto del Presidente del consiglio dei ministri (Dpcm) dello scorso 3 novembre 2020 (nello specifico nell’allegato numero 12) ribadisce come l’imprenditore o chi gestisce l’azienda debba avvisare anche le autorità sanitarie locali e venire a capo di tutti i contatti stretti che la persona positiva ha avuto in ufficio.

Nel suo caso particolare questa procedura è assolutamente raccomandata, in quanto il dipendente si è trovato in azienda nel periodo di attesa dell’esito del tampone.

I provvedimenti precauzionali: quando qualcuno di preciso è venuto in contatto con un positivo

Nel caso invece in cui il nostro amico Andrea, o qualcuno della sua azienda sa per certo che ha avuto contatti con il dipendente/collega risultato positivo al Covid, allora si dovrà procedere anche ai provvedimenti precauzionali.

Questi prevedono una quarantena volontaria di due settimane.

Fare il tampone o meno è una scelta personale, ma se si sceglie di eseguirlo è opportuno qui ricordare che quantunque il tampone fosse negativo, occorre restare a casa per ulteriori 10 giorni.

Ad ogni modo dovrà essere il medico di fiducia a stabilire tutti i particolari sul come agire.

Nessuna responsabilità penale del datore di lavoro se c'è contagio

E veniamo ora al secondo quesito posto da Andrea.

Se è vero che un contagio da Covid in ufficio o in azienda può essere interpretato come infortunio sul lavoro, è anche vero che non può essere imputata al datore di lavoro nessuna responsabilità civile o penale per questo.

Lo ha stabilito di recente anche l’Inail, e il motivo è presto detto: è infatti talmente variegato lo scenario dei contagi e talmente probabile che i dipendenti si siano infettati anche fuori dal luogo di lavoro, che appare quanto mai azzardato attribuirne la responsabilità al proprietario dell’azienda.

Il nostro amico, così come tutti i datori di lavoro, possono stare tranquilli in tal senso.

La prossima settimana chiuderemo la trattazione sul rapporto tra Covid 19 e mondo del lavoro con un ultimo articolo dedicato a questo argomento, approfondendo cioè il nesso tra questo virus e il concetto di infortunio sul lavoro.

[Continua… 😉 ]

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