Covid-19 in azienda - parte 1

Come deve comportarsi il datore di lavoro?

Venerdì 12 marzo 2021

Oggi inauguriamo la trattazione di un altro argomento, davvero molto sentito dai nostri lettori.

Parliamo cioè di Covid 19 (Sars Cov-2) e di come deve comportarsi un imprenditore e datore di lavoro in merito alla condizione vaccinale dei suoi dipendenti.

Le numerose domande che ci sono arrivate ci hanno dunque fatto decidere a riprendere le risposte fornite dal Garante della Privacy sulla questione.

Vediamo allora quali sono i quesiti più stringenti sul tema.

Il datore di lavoro può richiedere ai dipendenti se sono stati vaccinati o meno?

Una delle domande più frequenti riguarda proprio la possibilità da parte del datore di lavoro di sapere se i propri dipendenti sono stati vaccinati.

La risposta del Garante della Privacy è molto netta: NO, non è possibile.

Un datore di lavoro NON può chiedere ad un dipendente, neppure con il consenso di quest’ultimo, se è stato vaccinato.

Stiamo ovviamente parlando di imprese private, in quanto nel pubblico vi sono alcune categorie di lavoratori che hanno dovuto sottoporsi in massa al vaccino (medici ed operatori sanitari) e altre per cui la vaccinazione è fortemente raccomandata (insegnanti, forze dell’Ordine, chi ha una professione a stretto contatto con il pubblico).

Non avendo a disposizione dunque linee guida giurisprudenziali, nel settore privato ci si rifà alla legge sulla Privacy o al Decreto Legislativo n. 81 del 2008, il quale norma le misure speciali di protezione sull’ambiente di lavoro.

Può essere richiesto al medico da parte del datore di lavoro l'elenco dei dipendenti vaccinati?

Anche in questo caso la risposta è negativa.

Un datore di lavoro non può chiedere al medico competente l’elenco dei dipendenti vaccinati, in quanto i dati sanitari dei lavoratori possono essere conosciuti e trattati esclusivamente dal medico.

Il datore di lavoro può però richiedere ed avere da parte del medico di competenza un “giudizio sull’idoneità alla mansione”.

In parole povere, può sapere dal medico verso chi c’è una raccomandazione più forte ad essere vaccinato e in quali casi sussistano delle limitazioni (come prevede il D.Lgs 81/2008, e precisamente all’articolo 18).

In caso di comunicazione di idoneità o meno alla vaccinazione dei dipendenti, il datore di lavoro dovrà prendere ed attuare tutte le misure richieste sul piano organizzativo (messa in sicurezza, sanificazione, utilizzo di strumenti di protezione, eventuale quarantena, etc.).

In caso di forte rischio in determinati ambienti lavorativi il vaccino anti Covid 19 può essere richiesto come requisito di accesso?

Per questa domanda ancora il Garante della Privacy si rifà alle norme per le misure speciali di protezione in ambiente di lavoro.

Queste ultime trovano sicuramente applicazione in tutte quelle professioni in cui il rischio di contrarre il virus pandemico è molto alto (medici, professioni sanitarie, operatori in strutture come le RSA).

Nello specifico vale l’art. 279 all’interno del Titolo X del d.lgs. 81 del 2008.

Per comodità, riportiamo uno stralcio della norma:

1. I lavoratori addetti alle attività per le quali la valutazione dei rischi ha evidenziato un rischio per la salute sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria.

2. Il datore di lavoro, su conforme parere del medico competente, adotta misure protettive particolari per quei lavoratori per i quali, anche per motivi sanitari individuali, si richiedono misure speciali di protezione, fra le quali:

a) la messa a disposizione di vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico presente nella lavorazione, da somministrare a cura del medico competente;

b) l’allontanamento temporaneo del lavoratore secondo le procedure dell’articolo 42.

3. Ove gli accertamenti sanitari abbiano evidenziato, nei lavoratori esposti in modo analogo ad uno stesso agente, l’esistenza di anomalia imputabile a tale esposizione, il medico competente ne informa il datore di lavoro […]”.

[Continua… 😉 ]

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