Sei seduto alla tua scrivania.
È tardi. Di nuovo.
Sei sommerso.
La scrivania è un campo di battaglia dopo la disfatta. Carte ovunque.
Decisioni che solo tu puoi prendere.
Problemi che solo tu puoi risolvere.
E mentre affoghi, guardi i tuoi uomini.
Sono già andati via.
“Devo imparare a delegare.. non è possibile che debba fare tutto io.”
Così il giorno dopo ci provi.
Prendi il tuo soldato migliore, quello che si lamenta di meno e produce di più
Lo chiami.
Gli lanci sulla scrivania una pila di fogli e gli dici:
“Occupatene tu! È un problema con quel fornitore. Risolvilo. Ho troppo da fare.”
Ti senti bene.
Hai “delegato”. Hai fatto management.
No. Non hai delegato.
Hai appena commesso un atto di viltà.
Hai scaricato un barile di polvere da sparo addosso al tuo uomo migliore, senza dargli né l’acqua per spegnere la miccia, né l’autorità per ordinare l’evacuazione.
Hai appena usato un tuo soldato come scudo umano per nascondere la tua fuga.
Ho visto questa scena centinaia di volte.
Ho visto un comandante, uno come te, che chiameremo per comodità “Massimo”.
Massimo era un accentratore patologico.
Ogni singola cosa, dal colore della carta igienica nei bagni all’accordo strategico con un cliente da un milione di euro, doveva passare da lui.
La sua azienda, ovviamente, era bloccata. Non cresceva.
Perché l’azienda era diventata la sua scrivania.
E la sua scrivania era un ingorgo.
Un giorno, stremato, ha deciso di “delegare” la gestione della logistica al suo responsabile di magazzino, “Luca”.
Gli ha detto:
“Luca, da oggi il magazzino è tuo. Gestiscilo tu. Non voglio più sentire problemi.”
Sembrava un atto di comando.
Era una fuga.
Due settimane dopo, il disastro.
Un cliente chiave non ha ricevuto la merce. Ha chiamato Massimo, urlando. Massimo ha convocato Luca, e gli ha vomitato addosso la sua rabbia.
“Ti avevo dato un compito! Come hai potuto fallire?”
Luca, un uomo leale, ha abbassato la testa e ha detto:
“Massimo, ho provato a cambiare il corriere che ci sta creando problemi. Ma l’amministrazione mi ha detto che il contratto lo hai firmato tu e solo tu puoi modificarlo. Ho provato a proporre un turno extra per smaltire gli arretrati, ma le risorse umane mi hanno detto che solo tu puoi autorizzare gli straordinari. Io non ho l’autorità per fare quello che mi hai chiesto di fare.”
Silenzio.
Massimo non aveva delegato la vittoria.
Aveva scaricato un compito impossibile.
Aveva mantenuto per sé tutta l’autorità, ma aveva scaricato su Luca tutta la responsabilità della sconfitta.
Questa non è delega. È un alibi.
È il sistema che usano i comandanti deboli per proteggere il loro ego.
Si tengono stretto il potere, ma scaricano la colpa.
Se la missione riesce, è merito loro (“L’ho supervisionato io”).
Se la missione fallisce, è colpa del soldato (“Non ha saputo gestire la responsabilità”).
È una truffa.
Ed è il modo più rapido che conosco per distruggere il morale del tuo esercito.
Perché i tuoi uomini migliori, i tuoi “Luca”, capiranno presto il gioco. Capiranno che non gli stai dando una possibilità di vincere, ma solo la certezza di essere incolpati per una sconfitta.
E a quel punto, o smettono di combattere, o ti lasciano per un comandante che si fida veramente di loro.
N.B.: ho cambiato i nomi in questa storia.. ma purtroppo per tutti è una storia vera.
Smettila di confondere lo scarico con la delega.
Lo SCARICO è trasferire un compito.
È dire: “Fai questo”.
È un atto di abdicazione. È una fuga dalla responsabilità di prendere decisioni.
L’obiettivo nascosto dello scarico è trovare un colpevole quando le cose vanno male.
La DELEGA è trasferire una missione.
È dire: “Conquista questa collina”.
È un atto supremo di comando e di fiducia.
È l’assegnazione di responsabilità e della relativa autorità.
L’obiettivo della delega è creare un altro comandante.
Se deleghi senza dare autorità, sei un incompetente.
Se deleghi senza definire l’obiettivo, sei un pazzo.
Se deleghi solo le rogne e tieni per te le glorie, sei un mediocre.
Un vero comandante non delega “compiti”. Delega “fronti di battaglia”.
Non dice al suo centurione come disporre le truppe.
Gli dice:
“Quella è la tua legione. Quello è il fiume da attraversare. Quella è la collina da prendere. Torna con la vittoria. Le decisioni tattiche su come farlo sono tue. L’autorità di muovere quelle truppe è tua. E la responsabilità del risultato è tua.”
E poi il comandante fa la cosa più difficile di tutte: sta zitto.
E lascia che il suo uomo combatta la sua battaglia.
Non ti chiedo di fidarti ciecamente.
Ti chiedo di essere un comandante, non un caporale che vuole controllare tutto.
Ecco come si imposta una delega che non sia una fuga.
Inizia oggi.
Prendi la cosa più piccola che stai facendo tu e che potrebbe fare un altro. E delega.
Non scaricare. Delega.
In posizione!
P.S.: Come sempre, la Lettera del Caesar della prossima settimana contiene un vantaggio competitivo.
O lo prendi tu, o lo regali al tuo concorrente.
A te la scelta. 😏
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